sabato 1 agosto 2015

THE ORIGINAL HIGH ADAM LAMBERT Warner (CD)



La carriera di Adam Lambert dal 2009 ad oggi non è stata affatto brillante. Emerso nel 2009 grazie ad American Idol (protagonista dell'ottava edizione del talent, Lambert raggiunse la finale e si piazzò al secondo posto), nel corso di questi sei anni il cantante di Indianapolis ha pubblicato due album in studio che non si sono imposti nelle vendite: "For your entertainment", l'atteso album di debutto, nel 2009 è riuscito a raggiungere "solo" la terza posizione della U.S. Billboard 200, piazzandosi al 29esimo posto nella classifica di fine anno (ottenendo pure un disco d'oro); "Trepassing", nel 2012, pur riuscendo a raggiungere il primo posto in classifica nella prima settimana di vendita, alla fine dell'anno ha dovuto accontentarsi solamente della 188esima posizione. Risultati un po' deludenti, per una popstar uscita da un talent di spessore internazionale.

E' anche per questo che "The original high", terzo disco di inediti di Adam Lambert, oggi 33enne, rappresenta per il cantante una prova importante: il disco è il primo frutto del nuovo contratto discografico firmato con la Warner (le precedenti fatiche discografiche del cantante erano state pubblicate dalla RCA) e arriva dopo un periodo felice della carriera di Adam, il tour mondiale che lo ha visto affiancare i Queen al microfono. Con "The original high" Lambert deve dimostrare di avere i numeri (non solo quelli relativi alle copie vendute e alle classifiche), di non essere solamente una meteora e di essere riuscito a trovare una propria dimensione, un proprio spazio.

Quello che troviamo in questo disco è un Adam Lambert a tratti irrequieto e spaventato dal passato (una parola ricorrente, nei testi, è "fantasmi"), a tratti allegro e spensierato; l'intero "The original high" si muove tra questi due poli non solo a livello di testi, ma anche a livello di sound, con self-empowerment dance-pop (in linea con le performance molto teatrali e glam-rock di Adam, il suo forte) che si alternano a ballad più intime e introverse. Il filo rosso che unisce gli undici brani contenuti all'interno di "The original high" è rappresentato da un gusto per l'elettronica, presente a volte come semplice tappeto che si fonde con sonorità più acustiche ("Another lonely night" e "There I said it", due ballad) e altre volte in forma più marcata ("Things I didn't say" e "Evil in the night", due pezzi uptempo che uniscono elementi dance ad altri più pop-rock), fino ad arrivare all'EDM di "The light". A livello di sound e a livello di mood, insomma, "The original high" non si discosta di molto dai precedenti dischi di Adam Lambert: se si considera il suono non c'è una vera e propria evoluzione, non c'è il salto di qualità. Lambert, in altre parole, sembra non voler uscire dalla sua "zona comfort", impantanato in un unico stile/genere, e si sporca le mani raramente (prendete "Underground", un brano in cui sonorità r&b incontrano quelle più firzzanti dell'elettronica - è questa l'unica vera sorpresa di "The original high", che nel complesso, pur essendo un disco di buon livello, non aggiunge nulla di nuovo a quello che già si sa sul suono e la vocalità di Adam Lambert). Il passo in avanti, se di vero e proprio passo in avanti si può parlare, riguarda per lo più la produzione: in cabina troviamo Max Martin e Shellback, noti per le loro collaborazioni internazionali, che hanno optato per una produzione più curata, più attenta ai dettagli, ai singoli suoni, agli arrangiamenti stratificati.

Per "The original high" Adam Lambert ha deciso di avvalersi di due collaborazioni degne di nota, quella con Tove Lo e quella con Brian May; la cantautrice svedese compare in "Rumors", un brano orientato sulle sonorità dream pop a lei tanto care, mentre - a suggello del sodalizio artistico con i Queen - Brian May compare alla chitarra elettrica in "Lucy", non senza pochi virtuosismi.

TRACKLIST

Ghost town
The original high
Another lonely night
Underground
There I said it
Rumors (feat. Tove Lo)
Evil in the night
Lucy
Things I didn't say
The light
Heavy fire

Dillon Francis & Skrillex – Bun Up the Dance

Dillon Francis & Skrillex – Bun Up the Dance

Dance music innovator Dillon Francis has just released a brand new track, “Bun Up The Dance”with Skrillex – check it out on HousePlanet! The track, which features a topline from Georgia Ku, is the latest track to be released from Dillon’s upcoming This Mixtape Is Fire EP and is available now upon preorder of the EP HERE. The EP sees Dillon return to his Moombahton roots and features collaborations with a number of other top acts in electronic music, includingCalvin Harris and Chromeo. See the full track listing below. The collection is due out August 14.

Beatport Download Link!

THIS MIXTAPE IS FIRE TRACKLIST:
1. Dillon Francis – “Bruk Bruk (I Need Your Lovin)”
2. Dillon Francis and Calvin Harris – “What’s Your Name”
3. Dillon Francis and Skrillex – “Bun Up the Dance”
4. Dillon Francis and Bro Safari – “Pull It”
5. Dillon Francis feat. James Hersey – “Coming Over”
6. Dillon Francis feat Chromeo – “Lies”
7. Dillon Francis – “I Can’t Take It (Party Favor Remix)”

lunedì 27 luglio 2015

Tomorrowland 2015





                   Tomorrowland 2015 


Dopo tre giorni intensi e ricchi di emozioni, anche l'undicesima edizione del Tomorrowland va in archivio e lascia spazio ai giudizi del dopo-festival. Tante sorprese in negativo e in positivo, ma anche tante conferme e numerose trovate interessanti da parte dei Top DJ, che mettono in mostra il miglior set dell'estate e si preparano a conservarlo come base per gli show di agosto.
La corsa a promossi e bocciati è presto fatta. L'attesa spasmodica per i grandi nomi ha trovato l'adeguato riscontro nella performance domenicale di Hardwell: anche se è ancora presto per confermarsi alla prima posizione di DJMag, l'artista olandese si attesta nuovamente tra i migliori in ambito di drop e live-mashup, scegliendo abbinamenti inediti e originali. Sulla stessa lunghezza d'onda il venerdì di Steve Aoki, che affianca al suo consueto cake-show un ottimo mix: cardine dell'esibizione è la sua Boneless, sfruttata nella seconda parte del set, mentre il finale è affidato ad una brillante Pursuit of Happiness. Il DJ di Miami bissa l'ottima considerazione anche nella chiusura di domenica.

Senza dubbio, però, il giorno più atteso e soddisfacente è stato il sabato. Dimitri Vegas & Like Mike, prima del closing set dei 3 Are Legend, vanno in scena prima di mezzanotte per il solito binomio spettacolo-innovazione: scenografia di altissimo livello, tra luci e fuochi che illuminano Boom, più una qualità ed una varietà musicale di spessore. La differenza con le esibizioni più recenti sta nella permanenza prolungata di Michael in console. Niente siparietto con la vodka per il duo belga, scelta comunque condivisibile nel complesso.
Prima e dopo la loro performance, due dei migliori set degli ultimi anni: Armin Van Buuren sfrutta al meglio la griglia che l'ha visto in prime-time, distinguendosi dalla folla e sfoderando una tracklist tipicamente trance, con qualche accenno progressive sparso qua e là. Finale del sabato affidato ad Axwell /\ Ingrosso, probabilmente una spanna superiori ai colleghi. Partenza soft con qualche reminiscenza di carattere hip-hop, poi una seconda parte in netta crescita fino all'ultimo quarto d'ora, quando il duo svedese fa la differenza con gli ultimi singoli ed i cavalli di battaglia targati Swedish House Mafia.


Dopo tanti applausi, è la volta delle prime delusioni. Parziali, se guardiamo all'intero set. Avicii entusiasma il venerdì per circa tre quarti d'ora della sua performance, poi una lettura che non lo premia: ultimi dieci minuti affidati alla presentazione di Stories, il nuovo album pronto al lancio, ma l'artista svedese non riesce a catturare la folla e prova a riscattarsi (invano) con Wake Me Up alla chiusura. Il set di Tim viene anche penalizzato dai guasti tecnici intorno alla mezz'ora, durati circa un minuto e mezzo. Stesso discorso per Dillon Francis, vittima di un silenzio ben superiore rispetto a quello del collega.

Se la scelta audace di Avicii non esalta il finale, l'esatto opposto succede ad un poker di DJ che si affida ad autentici cavalli di battaglia per salutare la folla delle Fiandre.Nicky Romero chiude il venerdì affidandosi al remix di Toulouse, Alesso lo segue con un mashup che include Heroes. Strategia simile per Martin Garrix, a metà tra le ultime creazioni con Tiësto, altro ottimo performer sul palco di Boom, ed un mashup di marca Galantis. Titanium, invece, è il pilastro su cui verte il saluto di David Guetta, sempre al centro di polemiche e stavolta oltre le aspettative.
Lettura apprezzabile da parte di Afrojack, che apre con Ten Feet Tall e chiude con Do Or Die tenendo la folla sempre sull'attenti. Emozioni anche da Steve Angello: l'artista svedese rischia di essere monotono, visti i diversi richiami al set cronologicamente precedente di Axwell e Ingrosso, ma la scelta dei remix ed una commovente Children Of The Wild evitano un'inutile ripetizione.
Tra tattiche che premiano e set in calando, anche sul Tomorrowland cala il sipario ed è il momento del rush finale che porterà al termine. Che Boom sia tornata a giocarsela alla pari con l'Ultra Music Festival è ormai un dato di fatto. Il merito non è solo per l'organizzazione e lo spettacolo, seppur con qualche guasto di troppo, ma anche alla crescita di livello da parte di molti artisti.
Rimane comunque la convinzione di aver assistito ad un festival superiore rispetto all'edizione precedente.



Fonte:Allsongs.tv
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